mercoledì 20 febbraio 2008

Cani da taverna.

Ormai aveva perso il conto. Da quanti giorni stava lí in taverna a bere zibibbo? Il tramonto a Ballaró si tingeva di rosso come il sangue che iniettava gli occhi del nostro eroe. Lino si era chiuso in un silenzio pericoloso e contorto. Poi non li capiva. Quei ragazzi con gli orecchini e i tatuaggi. Che ci facevano lí alla taverna? Mica era casa loro! Gli facevano schifo, si vestivano male, avevano i capelli tutti impiccicati e parlavano una lingua che non riusciva a capire. Andavano in giro con cani di mannara e cercavano di darsi un tono parlando in dialetto. Schifo! Gli venne improvvisamente una gran voglia di pisciare ma qualcuno occupava il cesso da un paio d'ore. Figgh'i sucaminchia! Bofonchió e uscí fuori perché non ce la faceva piú. Ormai la notte aveva inghiottito la piazza con i suoi tentacoli morbidi. Barcollando Lino giró l'angolo insinuandosi nell'interstizio tra una Y10 e un portone per potere espletare i suoi bisogni fisici fuori da sguardi indiscreti. Non si sentiva granché in forma, vedeva le cose che si fondevano le une nelle altre e gli sembrava di galleggiarci dentro. Quasi cieco tiró fuori la ciolla e inizió a pisciare tremando dalla gioia. Che minchia... Una voce si materializzó dal buio del portone. Hey! Un'altra voce si uní alla prima. Senza smettere Lino aguzzó lo sguardo e vide che stava inondando di piscio una coppietta in atteggiamenti intimi. La tipa aveva i capelli rosa e cercava goffamente di tirarsi su un tanga dello stesso colore. Cos'inutili itivinni! Li sgridó Lino pisciandosi sui mocassini. Quelli scapparono via terrorizzati. Tornato alla taverna finí il suo bicchiere, si sentiva allegro e orgoglioso. Quel gesto aveva dato un senso alla sua vita, non aveva dubbi. Poi si trascinó a casa tutto tronfio e prese a cazzotti la moglie.

Nessun commento: