giovedì 26 giugno 2008

Memorie dal montacarichi.

Mi chiedo se qualcuno leggerá mai queste parole, scritte con lo sciroppo di tamarindo sulle pareti del montacarichi dell’ Auchan di via Castelforte. Il montacarichi, la mia prigione e la mia salvezza. Auchan, la mia fonte di sostentamento primario. Io, un laido cinquantenne sovrappeso. Cosa ci faccio qua dentro?Ci vivo, signori miei.É la mia casa, il mio rifugio.Lavoravo all'Auchan, ero l'addetto allo smaltimento dei rifiuti e quindi il mio turno era di notte.Quell’ingrato compito mi isolava dalla mia famiglia, l'orario era incompatibile con qualsiasi progetto, dormire di giorno mi faceva sentire un vampiro.Ero sull'orlo di una profonda, immane depressione quando ánnunciarono i risultati elettorali.Da subito le ronde iniziarono le razzie ed io sopraffatto dal terrore mi infilai nel montacarichi per scappare ad una folla inferocita.Una volta che i miei occhi si assuefecero al buio potei notare che tirando una corda il montacarichi saliva dolcemente verso un magazzino nascosto.Lá dentro c'era di tutto, conserve, pacchi di sale e pasta, formaggi, passolini e pinoli.C'erano anche una vecchia radio a galena e una lanterna ad olio.A quel punto feci un bilancio della mia vita e capii che non sarei piú uscito da lí.Mia moglie non nascondeva nemmeno piú i suoi amanti, per lo piú vecchi o alcolizzati, i miei figli passavano le giornate alla play e non mi salutavano quando entravo a casa.Poi, a quanto dicevano i notiziari, la cittá era diventata pericolosissima ed uscire poteva voler dire rimetterci le penne. Perché rischiare? Adesso che sono passate piú di 2 settimane peró ho capito. Quelle erano solo scuse. A me piace vivere nel montacarichi, ho anche manomesso i cavi perché nessuno mi possa riportare indietro. Mi piace perché sono una nullitá; mi piace perché ho paura di tutto.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Geniale!... voglio trovare anche io un posto così.