martedì 24 giugno 2008

Tina

Il fuoco, le esplosioni, le bande armate, via Brunetto Latini in fiamme. Che cazzo succede in cittá? Non puó esistere solo la morte, non puó esistere solo la sofferenza. E infatti questa é una storia d'amore. Lei si chiama Tina. L'ho vista sulla spiaggia, a Mondello. Era sola e l'acqua le bagnava i piedi. Guardava l'orizzone, con gli occhi spalancati. Il vestitino che indossava era azzurro e si confondeva coi colori del mare e del cielo. O forse lo confondevano le mie cataratte. Aveva i capelli lisci e neri, la pelle chiara. Non so perché ma il mio cervello andó in tilt quando vidi quelle lentiggini rosse sulle spalle di lei. Devo essere pazzo. I miei compagni avevano deciso di fare a pezzi la statua della sirenetta, io avevo coordinato l'azione, ma dovetti allontanarmi per un urgente bisogno fisico. La prostata. Ed ecco che vedo Tina, i suoi piedini bagnati dal mare e quelle adorabili lentiggini sulle spalle. Quando si giró verso di me era esattamente come l'avevo immaginata. Gli occhi neri spalancati che guardavano il mare. Non si scompose quando mi vide e solo dopo qualche istante, imbarazzato, mi resi conto di stringere ancora l'uccello tra le dita. Non si scompose, cazzo. Come se fosse abituata a vedere persone col triplo della sua etá che si reggono l'uccello a pochi centimetri da lei. Ma ecco che si alza, mi prende per mano. A me, propio a me! CIAO SONO TINA. La sua voce é calda come il formaggio del sofficino al formaggio. NON FARMI MALE. Poi la baciai sulla bocca. Certo avrá notato che la mia protesi dentaria non era incollata bene, ma sono sicuro che non importa. Lei mi amerá per quello che sono. Coi miei acciacchi, coi miei affanni. Perché sono umano, e come tutti ho una data di scadenza

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