domenica 13 luglio 2008

Carne in scatola.

I bagni di folla non mi sono mai piaciuti, ma almeno stavolta sarei stato il solo protagonista. Mi trovarono dentro l'Auchan di via Castelforte. Era stato razziato da mani professioniste, quello che restava era praticamente inutile, ma la fame mi spingeva a non fermarmi, cosí seminascosto sotto un'impalcatura divelta, trovai un pacchetto da 3+1 di scatolette di carne simmenthal. Non mi sembrava vero. Erano almeno tre giorni che non mangiavo, ci vedevo tutto appannato, le gambe mi si piegavano non reggendo il peso. Mi sedetti tra le macerie e la polvere e divorai la morbida gelatina senza nemmeno assaporare i pezzi di carne sfilacciata al suo interno. Stavo per aprire la seconda quando ebbi la netta sensazione di essere spiato. Da dietro una parete in cartongesso si fece strada una ragazza. Era giovane e carina, ma sporca e i suoi occhi erano del colore del mare. NON PICCHIARMI. Mi disse con un sussurro. HO FAME. Aprii la seconda Simmenthal e gliela porsi. La ragazza la inghiottí quasi per intero. La terza scatola mi premurai di dividerla in due parti. Mentre mangiavamo non potei fare a meno di notare le unghie sporche, i capelli arruffati e i graffi sulle braccia di lei. Doveva esserle capitato qualcosa di brutto... Stavamo lí, terminando la carne quando con un boato entrarono inferociti. GUARDATE! Gridó una voce. L'HA RAPITA L'HA RAPITA! Poi mi afferrarono mille mani. SPORCO NEGRO! LA PAGHERAI! Ma anche lei urlava, non sembrava affatto contenta di essere stata trovata. Mi lanció una tristissima occhiata di gratitudine e poi scomparve inghiottita dalla gente. TINA! TINA! Gridava un vecchio scosso dal parkinson.
Adesso é il mio turno. Stanno accendendo il fuoco sotto di me. Continuano a chiamarmi negro. Sporco negro. Ma io non sono negro. Vaglielo a spiegare che sono filippino

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