lunedì 14 aprile 2008

Insurrezione: giorno 1

C'era tanta confusione ed ebbrezza nell'aria e odore di copertoni incendiati. Mi sentivo ancora la testa rintronare per lo scoppio delle bombe a Piazza della Vergogna ma ero anche felice, mi sentivo libero, mi sentivo vivo. Ino mi seguiva con un cappotto troppo grande trovato a Villa Sfagno, per terra, ma oltre quello indossava solo la camicia da notte dell'ospedale. Ogni tanto cadeva per terra scosso dalle coliche, mi faceva pena. Un bambino cosí piccolo condannato a soffrire in questo modo, per questo non lo volli lasciare solo nella clinica ormai vuota e lo portai con me. Gli insorti si erano giá divisi in due o tre gruppi di cui ignoravo le prerogative. Tutto era successo alla fine delle elezioni, quando fu chiaro che ormai la cittá era ingovernabile. Ma in realtá l'unica cosa che mi interessava era tornare a casa. In Corso Vittorio le barricate erano insormontabili, bloccavano la strada da una parte all'altra, cosí dovetti camminare lungo i vicoli, budelli ormai senza nome dove si consumavano i crimini piú atroci, dove viveva gente dedita alle piú turpi depravazioni, dove la morte era un sollievo. 3 uomini col passamontagna mi passarono accanto brandendo asce e martelli. Al grido LIBIRTA O MURTI! Si scagliarono contro un gruppo di vigili del fuoco che cercava di spegnere una Y10 in fiamme. Cominciarono a volare pezzi di carne, denti, gli schizzi di sangue macchiarono la testina pelata di Ino. Corremmo fino al papireto, finalmente arrivai in via Colonna Rotta. Proprio davanti casa imputridiva un cadavere senza testa. ENTRIAMO DALLA FINESTRA HO PERSO LE CHIAVI. La casa era buia, dovevano aver tagliato la luce. SE TE MUEVI SPARO. Dall'ombra qualcuno mi puntava una pistola alla nuca, ma riconobbi subito il suo profumo. LENA! Gridai eccitato.

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