lunedì 18 agosto 2008

Costretto a sparare ancora.

Cosa si deve aspettare per sparare? Cosa si deve aspettare per premere il grilletto e poi voltare le spalle e andarsene? É una sensazione indescrivibile, elettrizzante. L'idea precisa di stare annullando la vita di un altro uomo é qualcosa di tremendamente grande e immenso che mi fa sentire vicino a dio. Che mi fa sentire proprio come lui. A sua immagine e somiglianza, cosí dicono, vero? Ed era cosí facile... Come ho potuto aspettare tutto questo tempo?
Guardo da fuori le ombre che si allungano mentre monte Pellegrino si illumina di una luce rosata e non penso a niente. Ho la mente vuota. Mi sento freddo come un ghiacciolo alla menta. Accendo una N80. Mi perdo nella contemplazione del nulla, come se mi fossi scollegato dalla vita qualche minuto, tanto che la sigaretta é giá alla fine e quasi mi brucia le dita. Sento che ci siamo. Vuole risalire. Il ricordo. Il ricordo di Tina si sta facendo strada nella mia testa. Mi sento i brividi e cerco di controllarmi. Mi sforzo a tenerlo lontano, ma so che prima o poi ce la fará a risalire perché non sono abbastanza forte, anche se ho la pistola.
Maledette elezioni. Me l'aspettavo che sarebbe successo qualcosa, ma non credevo che saremmo arrivati a questo punto. E ormai tutto é fuori controllo.
Se non fosse per Giada giá l'avrei fatta finita. Ma lei sta malissimo. Dalla morte di Tina ha iniziato a lasciarsi andare e senza di me nessuno si prenderebbe cura di lei.
Un mugolio soffocato mi risbatte in faccia la realtá. Lui é in un lago oscuro di sangue, ha gli occhi chiusi e la bocca spalancata ma non é ancora morto. Sta cercando di dirmi qualcosa. Deve essere importante perché si sta sforzando da un po'. L’unica cosa che riescoa catire é “minchia”. Sono costretto a sparare ancora.

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