giovedì 19 marzo 2009

ASIAAA!!!

Ogni viaggio in Asia mi sconvolge, mi cambia dentro, scardina le mie certezze, incendia, esplode, spaventa.
Ho passato 3 settimane in un altro pianeta, straniero in terra straniera, ed é stato bellissimo.
Unici miei compagni di viaggio Moreno e la mia Leica, opposti vertici della mia (a tratti noiosa) medietá. Vulcanico e precipitoso il primo quanto affidabile e silenziosa la seconda.
Sono stato a Bangkok, Krabi, nell'isola Phi Phi e Phuket, a Manila, Calbayog city, Almagro, Tacloban, Ormoc e Cebu. Ho vissuto in una capanna di bambú con una famiglia di 8 persone, ho mangiato ricci di mare con uno strano tubero chiamato balanhoi, ho bevuto rum filippino su una barca nel mezzo della barriera corallina, ho visto meduse grandi quanto la mia scrivania e ricevuto il morso di una scimmia.
Il sud est asiatico mi ha cambiato per sempre.
Non si tratta solo di quello che ho fatto o che ho visto, é qualcosa di molto piú profondo.
La consapevolezza che esiste nel mondo una maniera di vivere e affrontare le cose completamente diversa é qualcosa che mette in dubbio ogni certezza.
Questo é stato un viaggio definitivo.
Lo so. Dentro resteró sempre palermitano, lo resterei anche sulla Luna e non potrei scrivere di nessun altro luogo, peró adesso sono un palermitano diverso, grandangolare direi, e forse ad occhio di pesce.

mercoledì 18 marzo 2009

Polvere di stella

Masao é un genio, ma é anche il figlio di puttana con piú sangue freddo che vi possa capitare di conoscere. Il suo vero nome non lo conosciamo, né il suo passato, dove ha studiato, chi sono i suoi genitori, per quale squadra tifa. Non sappiamo niente di lui. prima dell'insurrezione non era in contatto coi gruppi eversivi di cui abbiamo conoscenza e gli sbirri non l'hanno mai schedato. PERCHÉ SONO IL MIGLIORE. Dice lui. NESSUNO PUÓ STARMI DIETRO. Afferma riferendosi alla sua machiavellica maestria coi computer. In realtá anche il suo nomignolo "Masao", é qualcosa che lui stesso ha creato dopo le elezioni. Casa sua, in via Monfenera, é vuota, a parte i tappeti di schede madri modifcate e di circuiti integrati assemblati con furore alchemico. Insomma, su di lui non sappiamo niente, peró una cosa é certa: senza il suo aiuto non avremmo potuto assemblare la cassa di detonazione e di conseguenza non avremmo potuto portare avanti il piano POLVERE DI STELLA. Sappiamo che tu non sei un dottore, un vero dottore, di quelli laureati, ma sei l'unico che puó fare qualcosa per lui. Si sta spegnando, non vedi? Ha fatto una cazzata a mescolare sciroppo di metadone con vodka e lorazepam, ma siamo sicuri che non voleva farla finita. La lettera che la lasciato é fuorviante e in ogni caso non fa alcun riferimento all'azione politica dei giorni scorsi. Forse sarebbe il caso di trovare questa Sabrina, e vedere se puó darci qualche notizia in piú. La foto é rovinata, ma é l'unico effetto personale che abbiamo trovato a casa sua, crede che possa esserle utile? Va bene, ce ne andiamo, ma per favore, faccia il possibile per rimetterlo in sesto. Abbiamo bisogno di lui e ne abbiamo bisogno ora.

Estote parati

E pensare che prima ero pittore. Seccia mi firmavo. Dipingevo grandi tele con teste umane stilizzate dentro vasi da fiori. Non era un brutto lavoro e ci campavo bene. Poi ci furono le elezioni, a cui seguí l'insurrezione e le cose cambiarono. Internet non funzionava piú, i telefonini erano senza copertura, i negozi sotto casa devastati e razziati, l'elettricitá a singhiozzo e ronde armate si aggiravano per la cittá commettendo i crimini piú atroci nell'impunitá. Molte di quelle ronde erano politicizzate, altre no. Non so chi fossero quelli che entrarono a casa mia. Avevano sciarpe rosa-nero e stivali Prada. Mi legarono i polsi con del fil di ferro al tubo del cesso, in maniera da coartarmi in una posizione a 90 gradi. Intanto devastavano i mobili, le tele, la casa del gatto. Presero anche mia madre, costretta a letto dai tempi dell'ictus, e per gioco la scaraventarono fuori dalla finestra con tutto il materasso. Intanto cantavano a squarciagola canzoni di Venditti, quasi fosse una gita scolastica e qualcuno aveva anche una bella voce. Una volta che la casa fu setacciata da cima a fondose ne andarono portando con sé gli oggetti di valore. Io rimasi legato nel bagno, sconvolto, seminudo, infreddolito. Sentivo le mani che perdevano sensibilitá, ma la stretta era troppo forte, non riuscivo a liberarmi. Dopo circa 24 ore svenni per la sete. Mi trovarono i figli dei vicini. Erano andati in gita a Tindari proprio quel giorno, e al loro ritorno avevano trovato i genitori morti e la casa distrutta. Il sangue aveva smesso di circolare in parte delle mani. La sinistra era andata e la amputarono con un seghetto; la cancrena non risparmió nemmeno mignolo e pollice della destra, lasciandomi impresso nella mano un costante, ridicolo, saluto di boy-scout.

mercoledì 11 marzo 2009

In memoria di Tiny Tim.

Mellone ghiacciato

Seguo una signora abbigliata con un vestito dalla foggia bizzarra, fuori moda, di alpaca. La seguo perché ha un sacchetto bianco tra le braccia, un sacchetto la cui forma rotonda tradisce il contenuto. Io uccideró questa donna se oserá resistere. Io voglio l'anguria che c'è dentro il sacchetto. La voglio tutta per me perché ho fame. Le 3 dita scheletriche che rimangono intere nella mia mano destra stringono forti il manico zigrinato del coltello che usavo per pescare i ricci. La signora gira per via Ugdulena, imbocca una strettoia che sbuca in una ripida discesa asfaltata solo per metá. ECCO. Penso. É IL MOMENTO. Faccio un salto con l'intenzione di proiettarmi davanti alla donna, cercando di mantenere una direzione obliqua che mi permetta di non atterrare nella zona sterrata, senza asfalto. Spicco il volo ma il mio corpo senza forza mi tradisce sul piú bello, facendo piegare malamente la gamba destra e imprimendo una rotazione del tutto scoordinata che mi spinge nel precipizio sterrato della discesa piú ripida. Cado insomma. Come un sacco di patate mi allavanco e sbatto pure la spalla. CHE SUCCEDE? Sbotta la signora. Poi si ritrae inorridita. Io le porgo la mano, per minaccia, ma mi accorgo dal suo sguardo che qualcosa non va. Ma sí, lo sapevo! Dovevo capirlo! Il coltello, cazzo, il coltello che stringevo, durante la caduta, mi é scivolato di mano e l'ho riafferrato un momento prima di atterraci di sopra. L'ho afferrato dalla parte sbagliata.
La signora ed io guardiamo le 3 dita scheletriche della mia destra che giacciono inerti tra l'asfalto e la polvere. Dal moncherino zampilla il sangue. POVERA CREATURA! Esclama la donna. Io la guardo in cagnesco ma lei ha giá deciso. VIENI, TI AIUTO IO, SONO INFERMIERA. Mi carica sulle spalle, é una donna forte, mi porta via.

Fosforo.

A Bagheria. Entrammo nella fabbrica Chemilplas che era notte. Franz aveva la formula e uno sguardo allafannato. Non eravamo poi molti, forse 15, ma ben addestrati. Coi nostri anfibi e le cinture comprate di sgarrubbo in via Lattarini.
AI VOSTRI POSTI! NON C'É MOLTO TEMPO.
Salii su una rampa che dava su un container pieno di fosforo bianco.
Qualcuno armeggiava coi gas, un ragazzetto figlio di un noto politico aveva preso fuoco accidentalmente e correva nell'atrio della Chemilplas come una lucciola anfetaminica.
L'ABBIAMO PERSO.
Mi sussurra Cris cercando di aprire un portello a tenuta stagna.
Intanto Franz si aggirava come un direttore d'orchestra, muovendosi un pó qua e un pó lá, dando ordini, incoraggiando i camerati, rimproverando taluno, esortando talaltro.
Finalmente arrivó Masao, il cervellone, col suo pc portatile modificato che sembrava un carrarmato, montanto com' era su una barella rubata da chissá quale stanza d'ospedale. Si connesse alla rete, riuscí persino a fare accendere i compressori sfruttando un generatore d'emergenza.
Io svuotai il serbatoio per metá, e mi sentii fiero quando Franz mi accarezzó sulla testa rasata.
IL DETONATORE É OK.
Esclamó Masao a un certo punto. Con un moto Ape due camerati trasportarono fuori l'enorme ordigno chimico che avevamo assemblato in tempo di record.
SOLO 3 ORE E 20 MINUTI.
Si complimentava Franz il giorno dopo, nel pomeriggio, quando dal cielo inizió la pioggia di pulviscolo bianco. Bevevamo birra alla sede mentre la gente attorno a noi urlava per le ustioni chimiche.
QUESTO É SOLO L'INIZIO, CAZZO.
Sentenziava Franz ormai un pó brillo. Masao si strofinava le mani mentre Cris gli preparava lo sciroppo di metadone.
Io guardavo quella strana neve bianca che scendeva dal cielo e mi sentivo figo. Proprio figo.

mercoledì 11 febbraio 2009

La versione porno di I've benn loving you too long.

Versione allucinate della meravigliosa canzone portata al successo dal mai troppo compianto otis redding. In questa curiosa cover Ike & Tina si lasciano davvero andare (aspettate la fine del video e capirete!).

lunedì 2 febbraio 2009

Margherita con funghi

Ordino una pizza in via Ximenes e vedo i ragazzi sui motorini, senza casco, che impennano e buttano voci. Penso che dovrei essere uno di loro ma che non saró mai uno di loro. Ho paura. Ho paura di tutto quindi preferisco non fare niente. Oggi per esempio sono rimasto tutto il giorno a casa a leggere un libro di Calvino. Poi avevo fame e visto che mia madre fa il turno di notte e mi ha lasciato i piccioli sulla scrivania ho deciso di scendere per una pizza. La cittá é strana dopo gli ultimi capovolgimenti politici. La gente si comporta come se fosse il suo ultimo giorno sulla terra. É tutto irreale. O forse é solo l'odore di plastica bruciata che mi stordisce. Ordino una margherita con funghi e mi siedo al tavolino ad aspettare. Dentro di me spero che il pizzaiolo faccia presto, giá le facce delle due signore che aspettano dopo di me mi provocano una strana sensazione alla pancia. Cosí mi concentro sulle mie mani. Le dita un pó pelose mi piacciono, sono belle dita lunghe da poeta malinconico. Guardo le mie mani e un fiocco bianco che scende dondolando dal cielo. Sembra neve, ma non é tempo di neve malgrado sia inverno. Il fiocco candido a contatto con la pelle provoca una reazione di formidabile bruciore, una specie di prurito moltiplicato per mille, un morso di cento insetti geneticamente modificati. Poi inizia a nevicare sul serio. Balzo dentro la pizzeria gridando. Intanto passa la motocicletta di poco fa il ragazzino che la guida adesso la faccia gonfia come un melone, peró butta voci come prima. Forse con un tono piú stridulo. Col cartone della pizza sulla testa riesco ad arrivare al portone.Sono a salvo, non mi pare vero.Con la coda dell'occhio vedo una delle signore della pizzeria sola nella tempesta, sembra che lotti coi fantasmi.Non ce la puó fare.

Vita da Premier

Mi faccio chiamare premier perché sono il capo e visto che sono il capo ho il potere. Ieri all'entrata della mia villa a San Martino c'era un gruppetto di sfollati: una madre e due bambini, di cui uno pesantemente ustionato di sicuro dalle piogge acide. Andavano in giro su un moto ape modificato e sembravano sporchi e affamati. Bé, sapete che ho fatto? Li ho accolti a casa. Certo Anna ha storto un pó la bocca, anche Katia non era contenta, Sabrina invece li aiutó da subito. Li fece accomodare in cucina, dove gli serví gli avanzi del giorno prima: pasta alla cernia e canapé con uova di quaglia, poi aiutó la madre a pulire i bambini. Il piccolo era veramente messo male, aveva la metá del corpo piena di ustioni chimiche. Insomma, si sono fatti il bagno, poi gli ho anche detto SABRINA DAGLI QUALCHE TUO VESTITO PULITO. E Sabrina allora ha storto il naso anche lei. Ci tiene tanto ai suoi vestiti, ma io volevo metterla alla prova e poi non avevo di meglio da fare per passare il tempo. Sabrina non voleva dargli alcun vestito cosí la obbligai a spogliarsi davanti a tutti e dargli i suoi. Lei piangeva e le altre ridevano. Mi faceva pena, alla fine è solo una ragazzina, una ragazzina che IO ho salvato da una vita mediocre e ordinaria; l'ho fatta diventare la donna del premeir e dovrebbe essermene grata, invece continua col suo carattere selvaggio e capriccioso. Sará per questo che é la mia preferita (insieme ad Anna). Insomma Sabrina inizió a gridare, mentre gli sfollati si stringevano tra loro, spaventati. Alla fine si spoglió e diede i vestiti alla donna. SARAI CONTENTA ADESSO! Le rinfacció. Avevo vinto, avevo dimostrato un'altra volta il mio potere, cosí chiamai Aldo, gli feci decapitare madre e figli e offrii le loro teste a Sabrina su un vassoio d’argento. Poi scopammo.

mercoledì 10 dicembre 2008

Bianca neve in via Africa

Sandro e Gino erano fuori, coi ragazzi della via Africa, a giocare una partita di pallone che durava ormai da ore, intanto Briciola dormiva accucciata ai miei piedi, davanti alla tv spenta. Cuocevano i broccoli che la casa puzzava di morte quando aprii, malgrado il freddo, la finestra, quella che dá su via Resuttana, mentre dall'altra vedevo con la coda dell'occhio i bambini correre dietro al Super-Tele. Il cielo era di un rosa confetto simile ai ricordi del rosa anni 50 dei cappelli di mia madre, quando improvvisamente vidi quei fiocchi che cadevano dal cielo. Bianchi, candidi come i denti di Sandro, morbidi come le guance di Gino. LA NEVE? pensai incredula, anche Briciola si incuriosí per quelle strane presenze nel cielo. Si alzó stiracchiando prima le zampe anteriori e poi le posteriori, e si avvicinó ad annusare un fiocco bianco appena entrato dalla finestra aperta. Non appena col musetto sfioró la neve, inzió a starnutire, soffiare, mugolare come quando gli schiaccio la codina per sbaglio, di dolore. La cosa mi sembró strana. CHE SUCCEDE? BRICIOLA? Prendo il fiocco di neve tra le dita ed un prurito fortissimo mi infiamma la mano intera, poi inizia anche a bruciarmi la pelle, come quando per caso ti schizza sopra l'olio della padella. Mi affretto a chiudere la finestra, cercando di schivare i fiocchi di neve entrati nel frattempo ed un pensiero si fa strada nella mia testa, un pensiero che mi fa rabbrividire piú di mille inverni palermitani: il pensiero di Sandro e Gino in via Africa. Mi giro di scatto e dall'altra finestra vedo tutti i ragazzi, quelli che fino ad un attimo prima giocavano a calcio, contorcersi e gridare, piangere e cercare un riparo. Non riesco a riconoscere i miei figli. Indosso un impermebile ed esco; dalla porta entrano fiocchi trasportati dal vento.